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Quale sarà il futuro del lavoro? In ufficio o da casa?

10 Giu Quale sarà il futuro del lavoro? Ufficio o casa?

Complice la sempre più evoluta digitalizzazione e anche il periodo di lockdown ci siamo accorti che il mondo del lavoro sta cambiando, ma come? In positivo o in negativo? Scopriamolo insieme

Se fino a poco tempo fa nell’immaginario comune andare al lavoro significava raggiungere l’ufficio e starci 8 ore, ora come ora dobbiamo cambiare un po’ le nostre vedute, perché la situazione attuale non è più effettivamente la stessa. 

Complice di questo fatto è sicuramente la maggiore digitalizzazione, che permette a tutti di essere interconnessi da qualsiasi luogo, e anche una maggiore autonomia e flessibilità. E, se vogliamo concentrarci nello specifico in questo periodo particolare, anche i mesi di lockdown hanno aiutato a cambiare ulteriormente la nostra visione e a proiettarci nel futuro.

Questo non succede sono alle grandi aziende come Twitter, che ha deciso di far lavorare a tempo indeterminato da remoto tutti i suoi dipendenti, ma anche a molte start up e PMI che si rivolgono a freelance o collaboratori esterni per svolgere lavori specifici, in quanto non hanno il budget sufficiente per assumere altri dipendenti o per predisporre ulteriori uffici.

Come la flessibilità sta cambiando il mondo del lavoro

Come riportato da un articolo di Hubspot (The Future of Work Is in These 3 Things) il fatto principale che ci sta portando a questo cambiamento è sicuramente il bisogno di maggiore flessibilità, a cui le aziende e i datori di lavoro stanno rispondendo molto positivamente perché hanno riscontrato che dando maggiore attenzione alle esigenze e all’autonomia del lavoratore egli risulta più felice, propenso a lavorare meglio e più produttivo.

Ad esempio una ricerca sul personale ha dimostrato che il 33% dei lavoratori avrebbe lasciato il proprio posto di lavoro se fosse stato costretto a rigidi protocolli d’abbigliamento. Ma la flessibilità richiesta non riguarda solamente questo. Essa infatti può essere analizzata anche sotto altri aspetti, che sono: il luogo di lavoro, il tempo e il metodo.

  • In primis è il luogo di lavoro che sta cambiando, perché sempre di più sono gli impiegati che possono svolgere tranquillamente il proprio lavoro da casa, ma essere comunque connessi con il resto del team grazie ai diversi software di videochiamate.
  • Per quanto riguarda la gestione del tempo sempre più aziende sono propense ad accettare orari fluidi, così che ogni dipendente possa scegliere la fascia oraria in cui risulta più produttivo e nel caso riuscire anche a incastrare gli impegni famigliari. L’importante è che il lavoro assegnato venga effettivamente eseguito.
  • Come verrà svolto il lavoro con tutta questa flessibilità? Semplicemente online, come già facciamo tutti. Numerosi sono i tool che permettono di gestire il lavoro, pianificare o scambiarsi informazioni con altre persone anche senza essere effettivamente faccia a faccia. Questo ovviamente non significa che il lavoro verrà gestito dalla tecnologia, ma aiutato da essa.

Il lavoro sta cambiando in positivo o in negativo?

In un recente articolo il Think Tank italiano Tortuga Econ ha analizzato diversi fattori, tra cui anche uno studio dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano ed è emerso che in Italia nel 2019 ci sono stati 570 mila lavoratori in smart working e che sono notevolmente aumentati nel periodo di lockdown.

Sicuramente tra i principali vantaggi di questa forma di lavoro c’è una maggiore conciliazione tra vita privata e lavoro, che beneficia anche molte donne che possono trovare un buon compromesso tra il rinunciare al lavoro post maternità e il dedicare tempo alla famiglia.

Anche se il problema del chi si occupa dei bambini quando i genitori lavorano rimane comunque, perché non sempre l’attenzione e le esigenze che loro giustamente richiedono (sopratutto in questo periodo dove per forza di cose erano a casa da scuole e asili) riescono a combaciare con la concentrazione e tranquillità di cui si avrebbe bisogno anche lavorando da casa.   

Un’altro vantaggio della flessibilità è la diminuzione dei pendolari, del traffico e delle congestioni delle città, con conseguente diminuzione di inquinamento e delle polveri sottili.
Ma se da una parte si risparmia in fatto di emissioni, dall’altra ne risentono tutti i commercianti e servizi di ristorazione che lavorano grazie ai pendolari che dalla periferia raggiungono la città.

Altri aspetti negativi che potrebbero capitare possiamo riscontrarli nel fatto che non tutti i dipendenti riescano a gestire l’autonomia nello stesso modo, portando così ad una diminuzione della produzione.

Oppure che non ci sia una mai una netta definizione tra momento lavorativo e non, che porterebbe ad essere sempre in condizioni di iperconnessione e disponibilità, anche negli orari più improbabili.

In conclusione cosa possiamo dire?

Sicuramente di fronte a queste sfide e opportunità non bisogna tirarsi indietro, ma fare tesoro delle cose che si sono apprese e soprattutto di quelle che non hanno funzionato e che sono state “negative”, così da poterle migliorare e continuare a sviluppare.

Ogni lavoro avrà sempre i suoi pro e contro e per questo ogni casistica andrebbe valutata a se, ma sicuramente questo nuovo modo di lavorare può portare a tante opportunità che non sono da ignorare.

Come ti sei trovato a lavorare in smart working? Quali sono gli aspetti positivi e negativi che hai riscontrato? Condividi con noi la tua esperienza!

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